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Villa Montani

La Fondazione Scavolini ha sede a Villa Montani a Ginestreto di PEsaro

La Villa Montani di Ginestreto, con le sue pertinenze, è stata acquistata dalla famiglia Scavolini nel 1985 per essere destinata a sede di rappresentanza della Scavolini S.p.A. e della Fondazione Scavolini.
All'epoca, disabitata dopo lunga incuria, spogliata, presentava condizioni di deterioramento anche strutturale.
II lavoro di restauro, affidato agli architetti Celio Francioni per gli edifici e Roberta Martufi per il parco, ha richiesto quattro anni.


L'articolato complesso architettonico di Villa Montani a Ginestreto deve il suo attuale assetto a una successione di lavori di ampliamento che, fra il XVI e il XIX secolo, non si sono mai interrotti. E' a partire dalla prima metà del '500, sotto la signoria roveresca della città di Pesaro, che si diffonde in queste zone collinari I'abitudine di vivere in villa in accordo con ciò che avviene nelle principali corti rinascimentali. Ed è proprio al secolo XVI che si può fare risalire la vecchia casa di campagna che costituisce l'originario nucleo della Villa Montani.
I Montani, nobile famiglia pesarese di origine fermana, che nella seconda metà del cinquecento vive stabilmente a Ginestreto, seguendo l'uso di molti illustri concittadini, investirono nel tempo ampi capitali nell'abbellimento di quella che in origine deve essere stata una semplice casa di campagna.
Non vi sono notizie certe su quale possa essere stato l'assetto planimetrico originario dell'edificio, ma si deve in ogni caso ritenere che si trattasse di un'abitazione posta a guardia della proprietà. Sarà solo con gli interventi seicenteschi, dopo l'annessione del ducato di Urbino allo Stato pontificio, che la casa diviene "casino di villeggiatura".
L'ampliamento seicentesco mirava a realizzare un edificio in grado di evocare la ricchezza e la nobiltà della famiglia Montani, ma nella generale semplicità. Pochi sono infatti gli elementi decorativi: Villa Montani si contraddistingue più che per la ricchezza delle decorazioni, per la maestosità delle dimensioni.
La villa doveva evocare l'opulenza terriera della famiglia, che all'epoca si era assicurata vaste proprietà, ma senza cadere nel frivolo o nel superfluo. Nei primi decenni del settecento la villa, dal punto di vista strutturale, era conclusa, anche se per tutto il secolo i Montani continuarono ad apportare migliorie all'edificio ed al suo giardino; alla prima metà del XIX, risale un ulteriore modesto ampliamento e la sistemazione della facciata della parte terminale della villa, caratterizzata da timpani neoclassici in cotto al piano nobile. Nella seconda metà del '700 le sale interne cominciano ad arricchirsi di preziosi elementi decorativi.
Il gusto e la raffinatezza di ciò che ancora oggi è dato vedere, fanno pensare ad un intervento, magari indiretto, di Gianandrea Lazzarini o di qualche suo allievo. Molte sono infatti le analogie fra la sistemazione del salone principale di Villa Montani ed altri ambienti sicuramente dovuti alla mano del canonico Lazzarini, il quale durante tutto il '700 lavorò alacremente sia in palazzi cittadini pesaresi che in ville suburbane.
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